Qualunque cosa in qualunque momento!

mercoledì, dicembre 14, 2005

Televisivamente Sparlando


Stai a vedere che ora e’ tutta colpa di Orwell !
Cosa volgio dire? Andiamo con ordine...e per meglio capire il tutto partiamo dalla fine.Nel pattume complessivo e globale che circola nell’etere, non fanno che proporci programmi a dir poco imbarazzanti evidenziando cosi' un piattume di base mortificante. Siamo arrivati al paradosso: la tv fatta di personaggi che fanno la tv con altri personaggi della tv che parlano di tv pubblicizzando la loro tv!La televisione italiana ? entrata in una crisi, tanto pi? grave soprattutto se non c'? presa di coscienza della stessa. I contenuti della televisione mostrano un tasso di logoramento e di gia’ visto che la rispinge verso la vecchia tv. Una prova incontestabile del declino, che ripropone la questione in prospettiva pi? acuta, e’ la fuga dei giovani dalla televisione, segno evidente della sua incapacita’ di sintonizzarsi sulla loro stessa lunghezza d’onda.
La tv di oggi langue nella continua ed autoreferenziale riproposizione di se stessa. Si e’ perduta soprattutto la capacit? di inventare qualcosa d'originale e creativo. La ricerca ossessiva del format si traduce nella stanca riproposizione della formula. La routine dei contenuti e dei personaggi, insieme alla paura di sbagliare, inibisce la creativita’ e l'invenzione che dovremmo aspettarci da un valido lavoro autorale. L'organizzazione dei palinsesti televisivi e’ ormai dominata da un sistema composto da: produttori di format e reality show. L'accordo che lega queste diverse componenti e’: fare televisione che costi "nulla".

Il fenomeno dei reality show sembra ormai dilagare e contaminare tutti gli altri generi . Non esiste programma televisivo che non mostri facce della realta’: quella della quotidianita’, dell'uomo medio. Il perche’ e’ pi? forte del come e non interessa se questa realta’ sia costruita in laboratorio.Nel 2000 l 'Italia intera si fermo’ per guardare qualcosa che la televisione non aveva mai mostrato: un appartamento abitato da dieci comuni mortali, dieci persone che come in un acquario si sarebbero mostrati al grande pubblico in tutta la loro normalita’. Inizio’ cos? l'era dei reality-show, inizio’ con "Il Grande Fratello".

Il titolo prende chiaramente ispirazione dal celebre romanzo di Orwell “1984” nel quale l’autore, in una Londra divenuta la citta’ principale dell’Oceania (uno dei 3 nuovi continenti Oceania, Eurasia ed Estasia che costituiscono il nuovo mondo venutosi a creare dopo l’ennesimo conflitto bellico) ambienta una delle piu' celebri ed auterovoli denunce al totalitarismo. Al vertice del potere politico in Oceania c'? il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona e che grazie all’aiuto del ” partito” controlla il passato il presente ed il futuro. Il sistema totalitario che ne deriva condanna la societ? alla corruzione e al malessere. Il passo successivo e’ la sottomissione completa della gente. Il controllo del partito si solidifica pertanto attraverso organizzazioni segrete paramilitari ma soprattutto mediante la gestione delle informazioni e la censura.
Fu grazie ( o per colpa ?) ad ORWELL percio’ che nacque l' idea di questa nuova trasmissione messa a punto per la prima volta in Olanda nel settembre 1999, con il nome di Big Brother dalla societ? Endemol (dal nome dei suoi fondatori, Joop Van den Ende e John de Mol).
Ma, cosa assi piu’ grave, parallelamente alla nascita e alla diffusione di questo nuovo caso mediatico, il reality appunto, abbiamo potuto assistere alla nascita di un altro fenomeno meglio conosciuto come “nomadismo televisivo” in virtu’del quale per i concorrenti dei vari reality show, entrati ormai in un circolo vizioso e divenuti protagonisti di uno squallido teatrino, e’ prevista una massiccia presenza in video. Perche’ tutto questo? Per un semplice motivo: sono personaggi popolari che possono essere gestiti in modo facile poiche’ molto vogliosi di apparire, con una forza contrattuale inesistente, con un modestissimo impegno economico da parte delle reti.

Umberto