Qualunque cosa in qualunque momento!

martedì, febbraio 28, 2006

Vota GIOVANNI BIVONA !!

A pochi giorni dalle elezioni, per chi ha ancora dubbi su chi votare il 9 ed il 10 Aprile mi permetto di suggerire spudoratamente un candidato anzi...il candidato: Giovanni Bivona.
Un barbiere siciliano salito alla ribalta per i suoi, a dir poco, coloriti ed esilaranti "comizi".Io l'ho ascoltato per la prima volta alla radio e credevo fosse una caricatura o quantomeno un personaggio inventato ma mi sono dovuto ricredere! Persino il Corriere della Sera ne ha parlato e , di seguito, vi riporto uno stralcio dell'articolo pubblicato sul sito del giornale.

"Altro che Berlusconi, altro che «occupazione della tv». Non serve. Basta una piccola videocamera e fare tutto da soli, al massimo con qualche amico per le scene «di massa». E il gioco ? fatto. Se si votasse online, infatti, Giovanni Bivona, professione barbiere, in lizza alle amministrative nel collegio Agrigento-Canicatt?, avrebbe gi? vinto il titolo di candidato pi? famoso d'Italia. E pi? benvoluto, a differenza di tanti altri. Peccato che il... successo sia arrivato tardi, cio? soltanto ora, visto che si era presentato nel 2003, con la lista «Patto per la Sicilia», ed ? stato bocciato. Incompreso, allora. «Maestro di vita» lo definiscono adesso nei blog dove ? nato il passaparola dei navigatori che ha creato la sua fama. Tutto per una serie di videoclip, registrati in proprio e finiti in Rete dove sono stati scaricati da migliaia di utenti, inviati ad amici via mail, ri-mandati ad altri forum, ri-pubblicati, ri-scaricati alimentando una catena di entusiasti fan che ha creato il fenomeno-Bivona, fino a spingerlo sulle homepage di siti come Dagospia. Una consacrazione, questa, nel pieno di una campagna elettorale mai cos? velenosa e ma cos? frazionata, grazie alla nuova legge proporzionale. In questo teatro, il «trash» sembra un contrappeso satirico, davvero molto simile al politico di inventato dall'Albanese di "chi? pilu per tutti"

Se questo non vi basta e avete voglia di vedere DI PERSONA il personaggio in questione, gustatevi uno dei suoi , ormai celebri, spot!

Guarda lo spot di Giovanni Bivona

giovedì, dicembre 22, 2005

Da Tangentopoli a Bankopoli


Antonio Fazio si e’ dimesso… finalmente dira’ qualcuno! Cattolico, sostanzialmente euroscettico e fortemente “italianista” martedi’ 20 dicembre, l’ormai ex governatore, ha rassegnato le dimissioni. Antonio Fazio, probabilmente l'ultimo con mandato a tempo indeterminato, e' stato a capo della Banca d'Italia durante il passaggio epocale dalla lira all'euro ma verra’ ricordato soprattutto per il passo falso di fronte alle offerte straniere e per la gestione personalistica dei giochi di potere nel mondo delle banche.
“L’ uomo di Alvito” che in tutti questi anni e’ riuscito a costruirsi una fama di autorita' senza etichette, riconosciuta trasversalmente da destra a sinistra, che ha fondato il suo potere su due punti fermi quali l'indipendenza dell'istituzione e la sua imparzialita' ( almeno cosi’ sembrava prima che scoppiasse il bubbone BANKOPOLI ) nella contesa politica, ha vissuto comunque di alti e bassi. Un'altalena che in passato lo vide protagonista della scena politica e della finanza nella battaglia in occasione della guida di Mediobanca e per il controllo di Generali, passando poi per la vicenda Fiat ( in cui il Fazio scese pesantemente in campo per contrastare il progetto targato Mediobanca che avrebbe portato al timone del Lingotto Enrico Bondi) e i crack Cirio e Parmalat.Ma Fazio verra’ pesantemente ricordato anche e soprattutto per le attuali vicende legate al controllo di Bnl e Antonveneta. Le accuse, con tanto di intercettazioni telefoniche sue e di signora, di aver favorito apertamente le cordate italiane e i compromettenti legami con il protagonista indiscusso delle grandi opa, l'amministratore della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani ci sono e gravano pesantemente sul suo conto ma soprattutto evidenziano quanto e come i legami tra politica e finanza siano pervasivi e devastanti.Ma Fazio verra’ pesantemente ricordato anche e soprattutto per le attuali vicende legate al controllo di Bnl e Antonveneta. Le accuse, con tanto di intercettazioni telefoniche sue e di signora, di aver favorito apertamente le cordate italiane e i compromettenti legami con il protagonista indiscusso delle grandi opa, l'amministratore della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani ci sono e gravano pesantemente sul suo conto ma soprattutto evidenziano quanto e come i legami tra politica e finanza siano pervasivi e devastanti.
Ma Fazio verra’ pesantemente ricordato anche e soprattutto per le attuali vicende legate al controllo di Bnl e Antonveneta. Le accuse, con tanto di intercettazioni telefoniche sue e di signora, di aver favorito apertamente le cordate italiane e i compromettenti legami con il protagonista indiscusso delle grandi opa, l'amministratore della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani ci sono e gravano pesantemente sul suo conto ma soprattutto evidenziano quanto e come i legami tra politica e finanza siano pervasivi e devastanti.
Ma cosa ha spinto l'ex numero uno di Bankitalia a metter la parola fine all'estenuante braccio di ferro ingaggiato con i suoi sempre piu' numerosi ed autorevoli contestatori? Le versioni sono piu' d'una. C'e' chi dice che a comportare la resa di Fazio siano state le notizie provenienti dal carcere milanese di San Vittore secondo le quali Gianpiero Fiorani, pressato dagli inquirenti, avrebbe dato sfogo a rivelazioni che lo coinvolgerebbero pesantemente nello scandalo Antonveneta, l'altra ipotesi e' che Fazio abbia capito che la sua lotta con il mondo politico era ormai perduta ed abbia voluto anticipare le decisioni che sarebbero state prese oggi dal Consiglio dei ministri; decisioni sulle quali si era profilato l'unanime consenso del centro destra e del centro sinistra, concordi nel considerare ormai del tutto intollerabile e gravemente pregiudizievole per il prestigio e la credibilita' del nostro paese la permanenza di Fazio al vertice dell'Istituto di emissione.
Personalmente credo che la decisione sia stata presa dall’ormai ex governatore subito dopo il colloquio avuto con il decano del Consiglio superiore della Banca d'Italia Paolo Emilio Ferreri e con l'ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli. Ferreri e Mirabelli, a quel che si sa, hanno fatto chiaramente intendere a Fazio che il Consiglio che finora lo aveva sempre supportato, difficilmente avrebbe potuto conservargli la propria solidarieta'. E' stato questo il momento della svolta, e della inevitabile resa.
Fazio poteva sopportare tutto: le "rivelazioni" di Fiorani e l'altola' del mondo politico…ma non poteva sopportare la sfiducia ormai palese del "suo" Consiglio. Poche ore di meditazione lo hanno finalmente indotto all'annuncio conclusivo, affidato ad un breve comunicato nel quale il governatore dimissionario, con un ultimo sussulto di orgoglio, afferma di aver assunto la sua decisione "autonomamente" e "con tranquilla coscienza, volta a riportare serenita' nel superiore interesse del Paese e della Banca d'Italia".
Peccato che, sino ad ora, della " serenita' " e del "superiore interesse" del Paese e della Banca d'Italia, Fazio non avesse fatto mostra di preoccuparsi piu' di tanto.
La mia speranza e' che la nomina del successore di Fazio, in teoria un integerrimo servitore dello stato al quale guardare con ASSOLUTA fiducia, avvenga in tempi quanto piu' possibile rapidi e sia sottratta ad ogni strumentalizzazione partitica. La brutta "telenovela" di questi mesi non ha bisogno di ulteriori "code". Speriamo che, una volta per tutte cali il sipario su questo spettacolo imbarazzante che ha, ancora una volta, messo in cattiva luce, agli occhi del mondo, l’Italia…un paese, il nostro, nel quale ciclicamente succede qualcosa di grave che rischia di metterlo a repentaglio ma soprattutto un paese nel quale ci sono tante - troppe leggi e nonostante ci?, o forse a causa di ci?, i furbi hanno sempre la meglio!


Umberto




giovedì, dicembre 15, 2005

La battaglia dei ponti a Nassiriya

L’Iraq e' in fiamme, ma la stampa, la tv e il governo vorrebbero farci credere che “i nostri ragazzi” a Nassiriya respirano tutta un’altra aria e che stanno li' a compiere le loro opere di bene, tra il consenso e l’accoglienza della popolazione. Il contingente italiano non ha invaso il paese, non e' andato li' a fare la guerra, non fa parte delle truppe d’occupazione. Siamo li' per portare la pace, perche' gli iracheni ce lo chiedono, per aiutarli a costruire la democrazia. La nostra e' una missione umanitaria…. Questo continuano a ripeterci e questo vorrebbero farci credere.
E’ stata RaiNews24 per prima a trasmettere un video che getta nuova luce sulla «missione di pace» italiana. Dopo aver imbavagliato “Le Iene”, non permettendo la messa in onda del video, e’ stato Enrico Mentana a “Matrix” a ritrasmettere il video. Protagonisti del filmato sono alcuni carabinieri ripresi in occasione dell' ultima «battaglia dei ponti» tenutasi il 6 agosto del 2004 a Nassiriya dopo che vennero per la terza volta occupati dai miliziani. Fini' con un cessate il fuoco dopo 24 ore di violentissimi combattimenti.
Le immagini hanno ricordato al paese che a Nassiriya si sono combattute battaglie con missili e cannoni e che, contrariamente a quanto si continua a dire, anche l’Italia sta combattendo la “sua” guerra e partecipa a pieno titolo all’aggressione all’Iraq, senza risparmio di mezzi e con piena partecipazione alle nefandezze in atto contro la popolazione che resiste. Le truppe italiane sono asserragliate fuori citta' a protezione di una zona strategica e da li' partono per le loro incursioni in una citta' e contro una popolazione ostile e pronta a respingere la presenza e la pretesa di controllo dell’esercito alleato sul territorio.


Umberto

Il calcio e' "salutare"

Il recidivo Paolo Di Canio ci ricasca e rieccolo a far bella mostra del braccio teso a “ salutare” la sua gente, come lo stesso Di Canio e’ solito chiamare i tifosi della curva nord. La bandiera della Lazio, al termine della gara persa a Livorno 2-1, e’ andato sotto la curva dei suoi tifosi iniziando il suo personalissimo show fatto di saluti fascisti corredati da lancio di maglietta nera, con tanto di bacio prima, con frase rievocante il Regime . Gia’ deferito e multato di 10.000 euro dalla Commissione Disciplinare lo scorso febbraio per lo stesso atteggiamento “nostalgico” alla fine del derby vinto contro la Roma.
Livorno
- Lazio era una partita a rischio incidenti per la cosiddetta contrapposizione politica delle due curve. Episodio stonato, quello riproposto dal numero 9 della Lazio, in una sfida curvaiola giocata a colpi di slogan, striscioni e bandiere con croci celtiche e tricolori con l' aquila da una parte, immagini del Che dall' altra, con i cori ''Duce Duce'' che si sono contrapposti a ''Bandiera rossa'', con il motto fascista ''Boia chi molla'' e i pugni chiusi. Piu' che una partita di calcio e' stato un derby politico.
Non e’ la prima volta che il rettangolo di gioco si trasforma in un teatrino propagandistico, dove quegli stessi giocatori che spesso entrano in campo con striscioni o magliette inneggianti allo STOP AL RAZZISMO o UN CALCIO ALLA VIOLENZA si rendono poi protagonisti di gesti stupidi e inutili come quello di Di Canio oppure come il saluto a pugno chiuso rivolto alla curva da Lucarelli (attaccante del Livorno) prima e Zampagna (attaccante del Messina) poi.
Che le curve siano piene di gente molto incline alla violenza e’ ormai un fatto appurato e pertanto non e’ necessario istigarli ulteriormente o scaldare gli animi in occasione di partite che, gia’ sulla carta, vengono riconosciute come gare a rischio.
Sarebbe meglio, a prescindere dal credo politico o dai colori, che la foga dei tifosi rimanesse legato ai soli sfott? e ad una sana e avvincente sfida per lo striscione piu’ bello e divertente e l’esaltazione dei giocatori si trasformasse in un piu’ leale e sano agonismo sportivo.
Troppo idealista? Troppo melenso? Non lo so… ma la cosa che mi fa piu’ rabbia e’, oltre all'intreccio tra sport e politica, lo spazio e l’attenzione che, purtroppo, viene data a certi personaggi veramente dannosi e soprattutto pericolosi che predicano una cosa per poi farne un’altra!








Umberto



mercoledì, dicembre 14, 2005

Televisivamente Sparlando


Stai a vedere che ora e’ tutta colpa di Orwell !
Cosa volgio dire? Andiamo con ordine...e per meglio capire il tutto partiamo dalla fine.Nel pattume complessivo e globale che circola nell’etere, non fanno che proporci programmi a dir poco imbarazzanti evidenziando cosi' un piattume di base mortificante. Siamo arrivati al paradosso: la tv fatta di personaggi che fanno la tv con altri personaggi della tv che parlano di tv pubblicizzando la loro tv!La televisione italiana ? entrata in una crisi, tanto pi? grave soprattutto se non c'? presa di coscienza della stessa. I contenuti della televisione mostrano un tasso di logoramento e di gia’ visto che la rispinge verso la vecchia tv. Una prova incontestabile del declino, che ripropone la questione in prospettiva pi? acuta, e’ la fuga dei giovani dalla televisione, segno evidente della sua incapacita’ di sintonizzarsi sulla loro stessa lunghezza d’onda.
La tv di oggi langue nella continua ed autoreferenziale riproposizione di se stessa. Si e’ perduta soprattutto la capacit? di inventare qualcosa d'originale e creativo. La ricerca ossessiva del format si traduce nella stanca riproposizione della formula. La routine dei contenuti e dei personaggi, insieme alla paura di sbagliare, inibisce la creativita’ e l'invenzione che dovremmo aspettarci da un valido lavoro autorale. L'organizzazione dei palinsesti televisivi e’ ormai dominata da un sistema composto da: produttori di format e reality show. L'accordo che lega queste diverse componenti e’: fare televisione che costi "nulla".

Il fenomeno dei reality show sembra ormai dilagare e contaminare tutti gli altri generi . Non esiste programma televisivo che non mostri facce della realta’: quella della quotidianita’, dell'uomo medio. Il perche’ e’ pi? forte del come e non interessa se questa realta’ sia costruita in laboratorio.Nel 2000 l 'Italia intera si fermo’ per guardare qualcosa che la televisione non aveva mai mostrato: un appartamento abitato da dieci comuni mortali, dieci persone che come in un acquario si sarebbero mostrati al grande pubblico in tutta la loro normalita’. Inizio’ cos? l'era dei reality-show, inizio’ con "Il Grande Fratello".

Il titolo prende chiaramente ispirazione dal celebre romanzo di Orwell “1984” nel quale l’autore, in una Londra divenuta la citta’ principale dell’Oceania (uno dei 3 nuovi continenti Oceania, Eurasia ed Estasia che costituiscono il nuovo mondo venutosi a creare dopo l’ennesimo conflitto bellico) ambienta una delle piu' celebri ed auterovoli denunce al totalitarismo. Al vertice del potere politico in Oceania c'? il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona e che grazie all’aiuto del ” partito” controlla il passato il presente ed il futuro. Il sistema totalitario che ne deriva condanna la societ? alla corruzione e al malessere. Il passo successivo e’ la sottomissione completa della gente. Il controllo del partito si solidifica pertanto attraverso organizzazioni segrete paramilitari ma soprattutto mediante la gestione delle informazioni e la censura.
Fu grazie ( o per colpa ?) ad ORWELL percio’ che nacque l' idea di questa nuova trasmissione messa a punto per la prima volta in Olanda nel settembre 1999, con il nome di Big Brother dalla societ? Endemol (dal nome dei suoi fondatori, Joop Van den Ende e John de Mol).
Ma, cosa assi piu’ grave, parallelamente alla nascita e alla diffusione di questo nuovo caso mediatico, il reality appunto, abbiamo potuto assistere alla nascita di un altro fenomeno meglio conosciuto come “nomadismo televisivo” in virtu’del quale per i concorrenti dei vari reality show, entrati ormai in un circolo vizioso e divenuti protagonisti di uno squallido teatrino, e’ prevista una massiccia presenza in video. Perche’ tutto questo? Per un semplice motivo: sono personaggi popolari che possono essere gestiti in modo facile poiche’ molto vogliosi di apparire, con una forza contrattuale inesistente, con un modestissimo impegno economico da parte delle reti.

Umberto




martedì, dicembre 13, 2005

29 Dicembre 1953 – 13 Dicembre 2005

Stanley “Tookie” Williams, fondatore dei Crips, nota gang di quartiere di Los Angeles, e' stato giustiziato stamani alle ore 9.38 (ora italiana). Arrestato nel 1979 con l'accusa di essere l'autore di 4 omicidi, viene poi condannato alla pena di morte nel 1981.

Dopo 6 anni e mezzo di isolamento, tra il 1988 e il 1994, ci fu quella che lo stesso Tookie defini' la sua "redenzione". Da li' in poi Stanley Willliams e' divenuto un simbolo di speranza per la cosidetta giovent? svantaggiata, grazie anche e soprattutto ad una serie di libri, per ragazzi e non solo, ("Life in Prison" e "Blue Rage and Black Redemption") scritti sui pericoli della vita di strada e delle bande di quartiere. La sua condotta in carcere e' stata, in tutti questi anni, esemplare.

Piu' volte candidato al Nobel per la Pace, nel 2001 e nel 2005 ha ricevuto un premio presidenziale per i servizi resi alla comunita' e per la sua partecipazione civica. Stanley Williams si e' sempre dichiarato innocence dei crimini per cui e' stato condannato a morte. Secondo la sua difesa , i suoi capi di accusa si basavano sulla testimonianza di persone che, in cambio della loro testimonianza, hanno ricevuto notevoli sconti di pena inoltre venne selezionata una giuria composta interamente da persone di razza bianca, senza nemmeno una persona afro-americana.
Le stelle e le celebrita' di Holliwood, compreso Snoop Dogg e Jamie Foxx, hanno sostenuto Williams e hanno persino incontrato il governatore Arnold Schwarzenegger nel tentativo di guadagnare la grazia. Anche Linda Owens, la ex-moglie di Albert Owens, una delle vittime, ha pubblicato una dichiarazione a sostegno di Williams. Dopo il no alla grazia del governatore Schwarzenegger e della Corte Suprema Usa, Stanley "Tookie" Williams e' stato giustiziato con un'iniezione letale. L'annuncio della sua morte e' stato dato alle 00.38 (9.38 ora italiana).

Non voglio affatto giustificare chi si rende colpevole di crimini violenti ma,
oggi piu' che mai, credo che la pena di morte sia sbagliata in tutti i casi.
E' una punizione eccessiva. Un affronto alla dignita' umana ed e ' espressione di una cultura della violenza piuttosto che una soluzione ad essa. Contrariamente a quanto dicono i suoi sostenitori, non e' uno strumento in grado di contrastare pi? efficacemente di altre punizioni il crimine, nega, piuttosto, la possibilita' di riabilitazione aumentando il rischio di errori irreversibili cos? come il rischio di applicazioni contradditorie e discriminatorie della legge.


Umberto










lunedì, dicembre 12, 2005

Il giocatore (ogni scommessa e' un debito)

Da qualche settimana ormai viene pubblicizzato un po’ ovunque, giornali – radio - tv, il libro del dj Marco Baldini , storico speaker di Radio Deejay e attualmente in onda assieme a Fiorello su Radio2 con “Viva Radio2”, dal titolo “Il giocatore: ogni promessa e’ un debito”.E’ un libro che ho da poco cominciato a leggere e che, devo dire, e’ scritto molto bene. Non e’ il primo libro sul gioco che leggo e questo non perche’ io sia un accanito giocatore ma solo perche’, a essere sincero, il gioco d’azzardo e i giocatori in generale hanno sempre suscitato in me un certo interesse e anche un certo “fascino” oscuro.C'e' chi sostiene che il gioco possa essere utile ad affrontare le difficolt? della vita come capace di creare una corazza particolare; c’e’ chi ritiene possa essere addirittura terapeutico. Vero o falso che sia resta il fatto che migliaia di persone ogni giorno puntano o scommettono. La maggior parte di queste persone non conoscono le regole, scommettono per divertimento, per procurarsi facilmente un po' di denaro o, cosa assai grave, per rifarsi da perdite precedenti, o, peggio ancora, "semplicemente" per noia..... Queste ultime motivazioni possono risultare pericolose o addirittura distruttive.C’e’, ancora, chi considera il gioco come una metafora della vita e forse qualcosa di vero, in questo,c’e’. In fin dei conti , se ci si riflette, in una partita c'e' tutto. Ci sono le bestie feroci che accompagnano la nostra vita: il successo, il fallimento, la trappola dell'ansia e della noia, l'attesa e soprattutto la solitudine che ci attanaglia le viscere. Il mistero vitale del gioco, il suo fascino inimitabile sta qui: se giochi sai gia' che se stai vincendo, ad ogni colpo la ricchezze potrebbe raddoppiare, per? ad ogni colpo metti in gioco tutto e tutto puoi perdere. Sei sempre ad un bivio: se ti ritiri, rischi di rinunciare ad altra ricchezza, ad altri colpi vincenti; se vai avanti rischi di distrugge, in un colpo, tutto ci? che hai vinto. Il gioco ti costringe, ti obbliga a scegliere in pochi secondi. Subito saprai ( a differenza della vita, che a volte ci mette anni, prima di farti sapere la verita’ ) se hai scelto bene o no. Si trova, nel tempo breve di una partita, i desideri, i pesi e le lievi consolazioni della vita, la costante illusione, la forza dei sogni, la speranza.
La vera verita’ e’ che il gioco e' pericoloso, erosivo come una goccia, che a poco a poco riesce ad incrinare anche una roccia. Il giocatore si crede onnipotente, ha bisogno di sensazioni forti. Le debolezze dell'animo spingono l'uomo inesorabilmente verso comportamenti distruttivi.

Gli specialisti sostengono che esistono tre categorie di giocatori:
1) Il comportamentista il cui motto e' "vincere sempre e vincere di pi?".Tanto pi? gode quanto pi? denaro punta.
2) Il cognitivista che si crede esperto, capace e potente. E' un immaturo che si crede onnipotente, o perché guidato da un'istintiva abilit? o perché dotato di una qualit? sovrumana e le vincite sono il frutto della sua abilit?.
3) Lo psicoanalitico, quel giocatore per il quale il rischio e' una forma di autopunizione.

I posti in cui oggi e' possibile giocare sono luoghi tristissimi dove vengono offerti sogni in cambio di contanti. Le sale da gioco ormai dilagano dovunque offrendo possibilita' di arricchimento per tutti, salvo che per i giocatori.

Umberto




giovedì, dicembre 01, 2005

1° Dicembre: giornata mondiale per la lotta contro l'AIDS



Oggi, in occasione della giornata mondiale per la lotta all'AIDS credevo fosse giusto scrivere qualcosa sull'argomento.Davanti alla tastiera del computer, riflettendo su quello che avrei voluto e dovuto scrivere, mi sono reso conto che la questione e' talmente delicata e, purtroppo ancora oggi, terribilmente attuale che forse prima sarebbe stato meglio leggere, informarsi su qualche dato o raccogliere informazioni pi? dettagliate su questo terribile male con il quale, da anni ormai, la comunit? deve fare i conti.
Digitando la parola AIDS sul motore di ricerca GOOGLE vengono fuori 229.000.000 risultati! E' evidente che l'argomento ? ampiamente trattato e discusso....anche se il tutto ancora non basta! Non so voi ma io penso che ultimamente si parli sempre meno dell'HIV.Questo perche', a mio modo di vedere le cose, temi delicati e profondi come l'HIV o la stessa MAFIA sono affrontati con troppa superficialita'.L'accostamento tra le due "cose" non deve sembrare azzardato.Certo la prima, l'AIDS, e' una piaga la cui estensione e il cui interesse a trovare un rimedio ? molto pi? esteso, in termini di attenzione da parte della comunit?, ma entrambe le piaghe hanno in comune sia l'esigenza di trovare una soluzione che soprattutto la superficialita' con la quale, spesso, vengono discusse e affrontate.
Ci sono periodi caratterizzati da lunghi silenzi e durante i quali non si parla fino poi a svegliarsi da questo torpore anestetico quando scoppia il bubbone: vengono pubblicati dati allarmanti sul virus e sulla sua diffusione (nel caso dell'AIDS) o ci scappa il morto ( ennesima vittima della MAFIA).Da qui in avanti e' un susseguirsi di dibattiti, articoli e talk show dove ci si continua a interrogare se sia piu' giusto puntare su una pi? diffusa e attenta cultura della prevenzione o intensificare gli sforzi nelle ricerche, ottimizzando le strutture mediche esistenti o creandone delle nuove.Il passo poi verso la mera propaganda politica, tra promesse fatte e mantenute e finti dati di merito su quanto gi? fatto finora, ? immediato.E via con il solito squallido teatrino.Ci si interroga, ci si domanda....per poi ricadere nel torpore di cui sopra!
Prima di iniziare a scrivere mi sono ripromesso di non cadere nella facile retorica e soprattutto di non ricondurre il tutto al solito lamento su quello che si e' fatto finora e quanto ancora c'e' da fare.E' talmente tanto il "rispetto" che merita questo flagello che ho pensato fosse giusto informarmi al meglio e ho deciso di farlo attingendo a fonti e notizie tratte dal sito della LILA ( Lega Italiana Lotta all' AIDS ).Ho trovato tante di quelle cose da leggere e di cui poter parlare che scelgo di non farlo direttamente
perche'rischierei di sminuire qualche dato o, per evitare lungaggini, di non approfondire questioni che invece meriterebbero di essere discusse. Alla fine ho pensato, di rimandarvi, per chi ne avesse voglia, direttamente al sito della LILA ( ovviamente ci sono tantissime altre associazioni che si occupano della lotta all'AIDS, io ho scelto la LILA perch? la conosco un p? meglio perch? impegnata da anni ormai nel servizio civile, prima con gli obiettori ora con i volontari) per evitare di dire corbellerie e soprattutto per non scadere in discorsi scialbi o superficiali.Non voglio dare consigli o giudizi, non ne sono in grado, il mio unico scopo era quello di focalizzare l'attenzione su uno dei mali pi? atroci con cui abbiamo dovuto e dobbiamo fronteggiarci.Un male subdolo, della peggiore specie, capace di nascondersi fino quasi a sembrare di essere scomparso per poi rispuntare con pi? rabbia e pi? fame.Tra le tante cose lette vorrei proporvi,come chiosa a quanto da me finora scritto,lo stralcio di un pezzo che era nell'home page del sito della LILA dove vengono elencati una serie di tristissimi numeri!

" Il numero delle persone che vivono con l’Hiv/Aids continua ad aumentare: da 35 milioni nel 2001 siamo passati a 38 milioni nel 2003, sino a raggiungere i 40,3 milioni nel 2005. Si stima che oggi gli adulti sieropositivi siano 38 milioni (17,5 milioni sono donne), di cui la maggioranza risiede in paesi con risorse economiche limitate. Fin dagli inizi della pandemia il numero delle donne affette da Hiv/Aids e' in crescita costante, anno dopo anno, per ragioni che si possono ricondurre a una maggiore suscettibilita' a contrarre il virus HIV per via eterosessuale, a una minor capacita' di contrattazione rispetto a pratiche di sesso sicuro, anche all’interno del nucleo familiare, all’essere spesso vittime di violenze anche domestiche, alle minori risorse economiche a disposizione, a una piu' bassa scolarizzazione e all’avere un accesso ai servizi sanitari minore rispetto a quello degli uomini. Sempre nel 2005, circa 3 milioni di persone sono morte di Aids e 4,9 milioni sono state le nuove infezioni. Da quando la malattia e' stata identificata, nel 1981, sono morte oltre 25 milioni di persone.
L’Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) stima che nei paesi in via di sviluppo le persone che necessitano di un trattamento antiretrovirale - vale a dire una combinazione di almeno tre farmaci in grado di inibire la replicazione del virus Hiv - siano almeno 6 milioni. Di questi, perao', solo una minoranza puo' accedere alla terapia, mentre nei paesi industrializzati l’accesso generalizzato ai farmaci ha ridotto i tassi di mortalit? dell’80%.
Il 1° dicembre, come ogni anno, si rinnova l’attenzione su scala mondiale al problema Hiv/Aids: ancora un aumento del numero delle infezioni e delle morti a fronte di una difficile e complessa strategia di interventi che ha come comune denominatore l’intenzione di sconfiggere il dilagare dell’epidemia. Ma che cosa si sta realmente facendo, quali sono le azioni concrete dei governi sulla base di dichiarazioni di intenti nobili e condivisi?L’istituzione piu' importante a livello internazionale nella lotta all'Aids, l’UNAIDS (Joint United Nations Programme on Hiv/Aids), lancia quest’anno un appello ai governi di tutti i paesi del mondo perche' mantengano le promesse fatte e gli impegni presi"

“STOP AIDS. KEEP THE PROMISE”

Di seguito a questo documento la traduzione della versione originale dell’UNAIDS.


Umberto